Bambino non vuole mangiare: ecco cosa devono fare i genitori

0
26
Bambino non vuole mangiare

Capita spesso e volentieri di sentire qualche genitore che si lamenta, sottolineando come il suo bambino non vuole mangiare e non c’è verso di farlo stare a tavola. Ebbene è l’Associazione culturale pediatri a scendere direttamente in campo e a svelare le motivazioni che stanno dietro a tale scelta, ma anche a suggerire i comportamenti migliori che mamma e papà dovrebbero porre in atto.

Una delle preoccupazioni principali dei genitori è quella relativa all’alimentazione dei bambini. Spesso e volentieri, le prime complicazioni legate al mangiare si verificano in seguito allo svezzamento, toccando il massimo livello di difficoltà nel periodo compreso tra 2 e 3 anni.

Sono sempre di più le mamme che continuano a chiedersi il motivo per cui i bambini a quell’età fanno così tanta fatica a mangiare. Al punto tale che, piuttosto di frequente, il diniego del bambino a consumare il pasto viene catalogato velocemente sotto la voce “capricci”. In realtà, però, lo scenario è ben diverso da quello descritto nell’immaginario comune.

Il rifiuto del bambino a mangiare è correlato ad una vera e propria fase del suo sviluppo. Negli Stati Uniti hanno ribattezzato tale fase con l’appellativo di “terrible two”, che dura all’incirca fino a tre anni. I motivi che spingono il bambino a tale comportamento sono facilmente spiegabili. Infatti, il piccolo comincia a capire quello che accade intorno a sé e si trova in quella fase in cui sta realizzando la sua identità. E la sua presenza in questo mondo viene affermata anche tramite i rifiuti e le opposizioni.

Nel corso della fase dello svezzamento, quindi dopo i sei mesi, il bambino è molto più portato ad assaggiare e a gustare i vari sapori, a maggior ragione nel caso in cui il genitore gli faccia scoprire cibi anche nuovi, ma nella maniera corretta, ovvero evitando qualsiasi tipo di forzatura e lasciandolo anche pasticciare con gli alimenti.

È molto importante garantire una proposta completa e variegata: se il bambino non ha alcuna intenzione di assaggiare un cibo nuovo, il genitore non deve assolutamente dimostrarsi insistente, ma cercare successivamente di riprovarci. Prima di pensare, infatti, che al bambino non piaccia per davvero un certo cibo, bisogna proporlo almeno un’altra decina di volte nel corso dei pasti che seguono quello del “grande rifiuto”. Il primo e più importante esempio, però, deve arrivare proprio dai genitori, visto che le abitudini alimentari vengono trasmesse in questo modo: essere sorridenti mentre si mangia è altrettanto fondamentale.

Commenti

commenti