Bonus bebè addio: la legge di stabilità 2018 lo fa secco!

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Nonostante quello che si poteva pensare fino a qualche mese fa è completamente saltato il bonus bebè da 80 euro al mese per le famiglie con le maggiori difficoltà dal punto di vista economico. Al tempo stesso, è stata approvata l’introduzione di un fondo per la famiglia da ben 100 milioni di euro. Tutte le altre misure, invece, sono state confermate.

Il bonus bebè vola via con la legge di stabilità 2018

La legge di stabilità 2018 è arrivata fino al Senato e ancora una volta non fa altro che deludere tutte quelle persone che speravano, almeno per una volta, che fosse riposta una maggiore attenzione e buon senso verso tutte quelle famiglie che vorrebbero allargare una prole, o anche solo avere il primo figlio. E le ultime statistiche relative all’età media non sono positive, visto che l’Italia, insieme a Giappone e Germania è tra i tre paesi più vecchi in tutto il pianeta.

Le risorse per le famiglie italiane? Un taglio netto di 100 milioni di euro

Le novità per le famiglie italiane non sono proprio buone, soprattutto per quanto riguarda le risorse che sono state messe a disposizione. Il taglio, infatti, c’è stato ed anche piuttosto netto, visto che si parla di una riduzione nell’ordine dei 100 milioni di euro. Infatti, se da un lato si introduce un fantomatico e non meglio precisato fondo famiglia da 100 milioni di euro per non si sa ancora bene quale ragione, ecco che dall’altro si rimuove il bonus bebè da 200 milioni di euro.

Una scelta molto discutibile

L’eliminazione del bonus bebè farà parecchio infuriare le famiglie, dal momento che prevedeva il versamento di 80 euro al mese per tre anni a tutte quelle famiglie con un reddito ISEE al di sotto della soglia di 25 mila euro lordi all’anno. Per le famiglie, invece, il cui reddito lordo annuo non superava i 7000 euro, ecco che il bonus mensile era raddoppiato a 160 euro.

Un sostegno alle famiglie più in difficoltà, ma un limite per le donne?

Si trattava chiaramente di un sostegno alle famiglie più bisognose, ma al tempo stesso era un limite all’incentivazione delle donne a riprendere a lavorare. La strada di rimanere a casa ed evitare di pagare la baby sitter ogni mese, infatti, era chiaramente più vantaggiosa ed è sempre stato lo Stato a spingere verso tale direzione. Il tasso di partecipazione femminile al lavoro nella nostra penisola è rimasto ancora sotto la soglia del 50%.

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