Carezze dolci, ecco un vero e proprio antidolorifico per i bambini

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Chi l’avrebbe mai detto che le carezze dolci potessero diventare talmente importanti da trasformarsi in un vero e proprio antidolorifico naturale? Il vostro bambino continua in un pianto disperato per via del fatto che è ammalato e non sta bene? Ebbene, esiste un ottimo sistema che può tornare molto utile per calmarlo.

Carezze dolci, sono utilissime!

Insomma, d’ora in poi le carezze dovrebbero essere tranquillamente equiparate agli antidolorifici. Con la sostanziale differenza che sono in tutto e per tutto naturali. In base ad una ricerca che ha trovato spazio sulla famosa rivista scientifica Current Biology, infatti, pare che tutto questo sia assolutamente vero.

Antidolorifico naturale

La ricerca, infatti, ha sentenziato come le carezze dolci che vengono fatte ai bambini sono in grado di trasmettere il medesimo beneficio rispetto all’uso di un antidolorifico naturale. In poche parole, infatti, le carezze tenere hanno il “potere” di ridimensionare l’attività cerebrale del bambino correlate a dei ricordi particolarmente dolorosi.

La ricerca

Tutto deriva da una ricerca che è stata svolta da parte dell’Università di Oxford, in collaborazione con la John Moores University di Liverpool. L’indagine ha riguardato essenzialmente una tematica ben precisa, ovvero quella relativa alla capacità analgesica legata all’accarezzare. Per questo, sono state controllate e seguite le attività cerebrali di ben 32 bambini nel corso di esami tradizionali del sangue.

Il test

Il 50% dei bambini che hanno preso parte al test sono stati accarezzati utilizzando un pennello dalle setole morbide proprio mentre stavano svolgendo gli esami del sangue. Ebbene, dai risultati del test, pare che questa metà abbia dimostrato di avvertire il 40% di attività relative al dolore all’interno del loro cervello in confronto al resto dei bambini.

I risultati

Secondo tale ricerca, la velocità migliore per fare delle carezze che possano fungere da antibiotico naturale, in maniera tale che il dolore avvertito diminuisca, è pari a tre centimetri al secondo. Si tratta di una soglia di velocità che è in grado di rendere attiva una determinata categoria di neuroni sensoriali che sono presenti all’interno della pelle e che viene chiamata “afferenti C-tattili”.

Il potenziale analgesico del tatto

L’autrice in primo piano per questo studio è Rebeccah Slater e ha messo in evidenza come il tatto pare proprio che abbia un buon potenziale dal punto di vista analgesico. E non c’è ovviamente il rischio che possa provocare degli effetti collaterali. I genitori, intuitivamente, fanno le carezze ai bambini proprio a tale velocità.

I prossimi obiettivi

L’obiettivo delle prossime ricerche sarà quello di comprendere con maggiore efficacia e precisione le basi dal punto di vista neurologico di metodiche come il massaggio infantile. In questo modo, potranno essere più efficaci anche i suggerimenti che vengono distribuiti in tal senso ai genitori.

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