Metacognizione, una capacità che è presente anche nei bambini

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Metacognizione

Nel momento in cui stiamo facendo un ragionamento che non porta a nessun risultato logico, capita spesso di incepparci. O meglio di fermarsi un attimo e capire di non essere in grado di concludere quel determinato ragionamento, così come di non avere ad alcun tipo di risposta. Ebbene, sembra incredibile, ma tale capacità di riflettere in relazione ai propri pensieri prende il nome di metacognizione ed è presente anche nei bambini.

Metacognizione, ecco il nuovo studio

Meglio andare per grandi, però. Infatti, la metacognizione non è assolutamente una prerogativa solo degli uomini, ma in realtà l’essere umano è l’unico che è in grado di esprimere tale capacità con le parole. Gli studiosi si sono cominciati a chiedere a quale età inizi a svilupparsi tale capacità e come si evolva con il passare del tempo.

I bambini di età inferiore ai 4 anni non sanno usare tale capacità

Ebbene, i risultati di tale ricerca sono ben chiari. Prima di tutto, pare che i bambini che hanno meno di 4 anni non sappiano ancora come utilizzare alla perfezione tale capacità. Infatti, piuttosto di frequente può accadere di fare ragionamenti a parole oppure essere sicuri di conoscere delle cose di cui in realtà non hanno alcun tipo di soluzione o risposta.

Consapevolezza di non saper rispondere…

In realtà, però, capita spesso di notare come i bambini più piccoli, nel momento in cui non hanno cominciato il percorso di apprendimento delle parole, si voltano verso papà e mamma nel momento in cui hanno la necessità di ricevere una risposta. In poche parole, pare quasi che abbiano la consapevolezza di non conoscere la soluzione al quesito.

Una ricerca francese

Ebbene, un team di ricercatori della Paris Sciences et Lettres Research University ha pensato bene di approfondire la questione della metacognizione nei bambini. Per questa ragione, evitando chiaramente di sfruttare la parola, hanno fatto in modo di riadattare un insieme di bimbi di età che va da 19 fino a 21 mesi un test che era già stato effettuato nientemeno che su dei macachi rhesus.

Come si è svolto l’esperimento

Quindi, i bambini sono stati accompagnati da un genitore piuttosto che da un parente e hanno visto per qualche secondo un giocattolo. Tale oggetto, dopo un brevissimo tempo è stato nascosto e i ricercatori hanno chiesto ai bimbi quale fosse il luogo in cui sia stato riposto. In seguito ad un allenamento preliminare, l’esperimento vero e proprio consisteva di 10 ripetizioni.

I risultati dei test

Per cinque volte i bambini hanno visto il nascondiglio, mentre nelle altre cinque lo ignoravano. Un gruppo poteva contare sull’aiuto da parte dell’adulto che era insieme a loro, mentre gli altri no. Dal test è emerso come i bambini hanno chiesto un aiuto solamente nel momento in cui non avevano la certezza di sapere dove fosse stato nascosto il giocattolo. Quindi solo quando erano a conoscenza di non… sapere!

 

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