Sindrome di Down, sfatiamo i luoghi comuni ancora presenti nella società

0
268
sindrome di down

Il 21 marzo, come in tanti sapranno, è la giornata internazionale legata alla sensibilizzazione nei confronti di tutte quelle persone che soffrono della sindrome di Down, detta anche trisomia 21. Non è mai particolarmente semplice affrontare queste situazioni, ma non solamente a livello di ciascuna famiglia, visto che tante discussioni infelici emergono a livello della società.

Sindrome di Down, no ai luoghi comuni

L’Associazione Italiana Persone Down, quindi, ha deciso di dare una mano a questo evento, cercando di far cadere alcuni luoghi comuni che riguardano proprio tutte quelle persone che soffrono per tale situazione. Il 21 marzo ha un significato particolare dal 2006 in poi. Infatti, si tratta del WDSD, il World Down Syndrome Day. Per questa ragione, in tutto il mondo vengono promosse delle iniziative e delle proposte che hanno come ultimo obiettivo quello di dare finalmente una voce a chi soffre per colpa di tale patologia.

Breve vademecum

L’Associazione Italiana Persone Down ha così diffuso un breve vademecum per poter affrontare dei luoghi comuni che mettono troppo spesso in difficoltà chi soffre di tale sindrome. In questo modo i cittadini hanno maggiori possibilità di essere informati su come affrontare tali situazioni. Le sole caratteristiche che le persone affette da sindrome di Down hanno in comune sono un cromosoma in più in confronto a tutti gli altri.

Non sono tutti uguali

Insomma, queste persone non sono tutte uguali. Anzi, hanno diversità notevoli da persona a persona, esattamente come tutto il resto della popolazione. È importante combattere anche lo stereotipo per cui le persone down sono sempre felici e contenti. Tutto dipende dal carattere, ma anche dall’ambiente e dal clima che si respira all’interno della famiglia.

Non ci sono forme più gravi e altre meno

Molto interessante mettere in evidenza come non ci siano forme più gravi e altre meno di sindrome di Down. Infatti, il ritardo mentale non è legato al tipo di trisomia. Le diversità tra le persone che ne soffrono sono strettamente legate dagli stessi elementi che ne vanno a plasmare il carattere.

Non vivono a lungo? Tra un pò vivranno come tutti gli altri!

Un altro luogo comune che bisogna assolutamente smentire è quello per cui le persone che sono affette da tale disturbo non vivono a lungo. I progressi ottenuti in ambito medico, permette all’80% dei pazienti di vivere quantomeno fino ai 55 anni, mentre il 10% riesce a superare i 70 anni. Seguendo la tendenza attuale, anche queste differenze, però, verranno appianate con il passare del tempo.

Sì ai lavori ripetitivi!

Un’altra credenza da sfatare è quella secondo cui tali soggetti possano effettuare esclusivamente dei lavori ripetitivi che non comportino delle responsabilità. È anche questa la motivazione per cui tante volte tali soggetti difficilmente si riescono ad inserire all’interno di un ambiente di lavoro. Anche i lavoratori Down, infatti, possono eseguire compiti complicati e risolvere problemi nuovi usando creatività, per mezzo di un inserimento mirato in azienda.

Commenti

commenti