Castighi e punizioni con i figli sono davvero efficaci?

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Castigo
Punire i bambini

La punizione è un intervento a scopo educativo, che viene applicata mediante una pena, una restrizione, da un genitore o da chi ne fa le veci, nei confronti di un minore che si trovi sotto la sua tutela. Le punizioni, vengono solitamente applicate a seguito di una condotta scorretta da parte del minore; le cause dunque, sono diverse, e variano dai cattivi voti scolastici, ad atteggiamenti di ribellione violenta, utilizzo di un linguaggio scurrile, violenza fisica sui propri fratelli e compagni. La punizione è una privazione, è la pena che aumenta di gravosità rispetto all’entità del danno arrecato dal minore in questione.

I castighi corporali, tipici del passato, sono caduti in totale disuso, ed hanno lasciato spazio a punizioni sopraffine, decisamente meno violente, ma concettualmente più appropriate. E’ l’epoca moderna che sta al passo, che modella anche il modo di passare un concetto, in questo caso quello dell’ubbidienza e del rispetto delle regole imposte in un contesto familiare. Esempi di castighi punitivi, sono la sottrazione di oggetti materiali nei confronti dei quali i bambini manifestano attaccamento: pc, cellulari, tablet, e giochi, sono gli elementi che si ricevono come un premio e si sottraggono per punizione.

Le punizioni scatenano dei moti di reazione diversi nei bambini, per cui, calcoliamo il valore della loro efficacia. C’è una profonda divisione tra chi sostiene che le punizioni siano giustamente appropriate e necessarie e chi invece sostiene che queste debbano essere evitate per le conseguenze negative che possono scatenate; le punizioni ed i castighi, creano in alcuni casi moti rancorosi nei confronti di chi punisce, a volte spingono il bambino a ripetere l’errore o a mentire, si rivelano dunque del tutto inefficaci.

Non è possibile dunque stabilire in modo inequivocabile se i castighi imposti ai bambini possano avere o meno effetto; alcuni sicuramente rispondono a questa “terapia educativa” in modo positivo, mentre altri vivono il castigo per effetto contrario. Tra le due correnti di pensiero differenti, se ne colloca un’altra che propone una linea morbida basata sul dialogo; in questo caso, si dovrà più volte chiedere al proprio figlio il motivo e la causa che ha scatenato la sua disobbedienza, o che lo ha indotto in errore. Il dialogo, molto spesso, aiuta a riflettere e a comprendere la radice dell’errore.

Predisporsi all’ascoltare e a capire, è il primo passo per la comprensione. E’ una modalità estremamente morbida ma efficace nella maggior parte dei casi. Le punizioni dunque non vanno eliminate o sostituite con il dialogo, ma è consigliabile che non siano estreme, che siano sempre terapeutiche e che non generino conflitti, al fine di non creare una distanza per l’appunto dialogica, tra genitori e figli.

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