Favismo, cos’è, perché si manifesta e come si può prevenire

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L’ultimo caso è avvenuto a Bologna con un bimbo di due anni che è stato soccorso direttamente all’asilo nido. Stiamo parlando di quel particolare disturbo denominato favismo. In poche parole, una gravissima forma di anemia che viene provocata proprio dall’eccessivo consumo di fave. E che può portare nei casi peggiori anche alla morte.

Favismo, un problema molto diffuso

Nel caso specifico, il bimbo l’ha scampata bella ed è fuori pericolo grazie all’immediata trasfusione di sangue compiuta dai medici. Eppure, non si può considerare un caso così isolato, anche se di favismo se ne parla veramente troppo poco tra i genitori. insomma, come gestire una situazione del genere nel caso in cui dovesse manifestarsi?

I due fattori scatenanti

Il favismo è una di quelle problematiche in cui intervengono due fattori, ovvero le fave e i globuli rossi. Si tratta di una forma molto pericoloso di anemia emolitica acuta, in cui i globuli rossi vengono praticamente rasi al suolo. Insorge nel momento in cui un individuo ha una carenza di uno specifico enzima denominato G6PD, e mangia delle fave.

La funzione dell’enzima G6PD

Questo enzima svolge una funzione particolarmente importante, ovvero quella di protezione dei globuli rossi nei confronti di tutti quei danni ossidativi che possono derivare da molecole che arrivano dal processo metabolico dell’ossigeno. Nel momento in cui tale enzima è alterato geneticamente, si parla di deficit di G6PD.

Perché sono collegate le fave?

Il motivo è semplice, le fave sono correlate a tale patologia perché al loro interno si trovano delle sostanze che possono causare proprio degli importanti danni ossidativi a livello dei globuli rossi. Quando non c’è un deficit di G6PD non ci sono problemi, ma quando tale carenza esiste, ecco che la crisi anemica è proprio dietro l’angolo.

Rischio di favismo?

Per il momento non si sa bene quante siano le persone a rischio di favismo in tutto il mondo. Esiste, però, quella che viene chiamata variabilità regionale. Ovvero ci sono dei luoghi nel pianeta, così come in Italia in cui questo deficit si manifesta con una frequenza maggiore e altre zone in cui, al contrario, difficilmente si assiste a casi del genere.

La carenza di G6PD

In Italia la carenza di G6PD è una condizione comunque piuttosto diffusa, specialmente in alcune zone che in passato erano state colpite dalla malaria. Ad esempio, in Sicilia, in Sardegna, il delta del Po e alcune aree costiere nell’Italia Meridionale.

Mutazioni genetiche

Proprio in tali zone, la percentuale della popolazione che può incorrere in mutazioni genetiche che poi sono la causa della carenza dell’enzima G6PD può arrivare anche fino al 10-15%. In realtà, però, questi dati non devono far pensare che obbligatoriamente bisogna soffrire di favismo. In alcuni casi, infatti, le donne sono delle portatrici sane. Il rischio, però, in alcune zone della Sardegna può spingersi addirittura fino al 30%.

La prevenzione

Per la prevenzione è meglio evitare tutti quei fattori scatenanti. Quindi, limitare il consumo di fave e l’uso di specifici farmaci antiossidanti. Il Centro di riferimento per le patologie rare della Regione Sardegna ha diffuso proprio una lista di quei farmaci antiossidanti che dovrebbero essere evitati, a cui esistono comunque delle alternative farmacologiche altrettanto efficaci.

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