Figli virtuali, una nuova generazione con potenzialità e rischi

0
613
figli virtuali

Non si può che definire una generazione di figli virtuali. Certo, la tecnologia ha portato tanti aspetti positivi, ma con sé si trascina anche un vortice di rischi e pericoli da cui ogni genitore è spaventato. I dati personali, con tutti i virus, malware e quant’altro che sono dispersi online, sono facilmente alla portata di tutti e la privacy risulta spesso essere un concetto effimero.

Figli virtuali, occhio alla privacy

Insomma, non sono al sicuro i genitori e non lo possono essere chiaramente neanche i figli. Di conseguenza, l’opera educativa di mamma e papà in riferimento all’uso del web diventa davvero fondamentale. Le regole che vengono trasmesse all’interno dell’ambiente familiare diventano basilari.

Come educarli?

Non tutti i genitori, però, hanno il “dono” di riuscire a destreggiarsi con abilità negli ambienti informatici. Ecco spiegato il motivo per cui si può prendere qualche utile spunto da un libro che è stato da poco lanciato sul mercato. Si tratta di “Figli virtuali. Percorso educativo alla tutela e alla complicità nella famiglia digitale”. Un’opera realizzata da parte di Michele Zizza e Annalisa D’Errico, firmata edizioni Erickson.

Gli strumenti per proteggere i figli

Questo libro può tornare decisamente utile a tutti quei genitori che non hanno la minima idea su come proteggere i propri figli dal web, ma soprattutto come insegnare loro ad interpretare in modo corretto il mondo del web. Anche in virtù del fatto che esistono diverse correnti di pensiero quando si tratta di rapportare bambini e preadolescenti con la tecnologia.

Diverse correnti di pensiero

Una recente ricerca pediatrica ha evidenziato come fino ai 18 anni sarebbe meglio non più di due ore al giorno davanti a dispositivi tecnologici. La vicepresidente di Apple, invece, Lisa Jackson, ha sottolineato come, al contrario, la programmazione dovrebbe entrare a far parte delle materie studiate a scuola già a partire dall’età scolare.

La teoria 3-6-9-12

In ambito europeo, invece, Serge Tisseron, un famoso psicologo francese esperto di queste tematiche, ha introdotto una regola del tutto particolare, che è stata ribattezzata 3-6-9-12. In poche parole, si tratta di una sorta di vademecum che è stato rilasciato nel 2013 da parte dell’Associazione Francese per l’Assistenza Ambulatoriale infantile, con l’intento di guidare i genitori alla trasmissione di sani principi nell’impiego della tecnologia.

Cosa significa

In poche parole, i numeri 3-6-9-12 si riferiscono all’età del bambino. A tre anni il bambino dovrebbe iniziare a conoscere la tecnologia, non prima. A sei anni, invece, va bene introdurre le console di gioco portatili, anche se seguendo delle limitazioni di tempo. Dai nove anni possono accedere al web, sotto il controllo di un adulto. Dai 12 anni, un accesso libero, ma sempre facendo rispettare delle chiavi d’uso ben delineate.

 

Commenti

commenti