Sindrome di Medea, cos’è e perché si manifesta

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Hai mai sentito parlare della sindrome di Medea? Può colpire in realtà sia la madre che il padre ma quando si parla di sindrome di Medea ci si rivolge esclusivamente alla madre. Come molte spesso accade in psicologia, alcune sindromi si riallacciano ai miti. Questo è di Euripide ed è stato creato nel 431 a.C ma purtroppo diciamo, potrebbe esser stato scritto anche negli ultimi anni e non ci sorprenderemo.

Medea, nipote di Circe, fa di tutto per il suo compagno Giasone, anche aiutarlo ad uccidere il fratello. Dopo alcuni anni però Giasone la lascia per un’altra ripudiandola. Decise di vendicarsi di lui tessendo il vestito da sposa per la nuova moglie e dopo uccide tutti i loro figli (i suoi e di Giasone) per togliere all’uomo la sua discendenza.

Accendiamo il telegiornale e questa stessa scena si ripete, spesso con motivazioni diverse ma la sindrome di Medea fa parte della cronaca attuale. Troppi i figli uccisi da uno dei genitori.

La sindrome di Medea non è collegato però solo all’uccisione del figlio in senso letterale e perciò fisico. Jacobs nel 1988 ha reso la sindrome di Medea una metafora per descrivere come la madre con il suo comportamento può distruggere il rapporto tra i propri figli e il loro padre. Questo a causa ad esempio della separazione. Vi è l’uccisione di un rapporto, di un legame.

La madre (o il padre) parla male del coniuge, cercando di mostrarsi migliore. Il figlio si trova così a fare una scelta.

Viene messo al centro di questa guerra tra genitori e sviluppare poi alcuni aspetti del carattere come quello egocentrico o manipolatorio, ma anche dissociazione o vere e proprie patologie come la borderline (nei casi limite s’intende).

Ma cos’è che porta la madre a soffrire della sindrome di Medea? Secondo gli psicologi c’è da guardare come la donna ha vissuto da maternità già dal momento in cui ha scoperto di essere incinta. Forse poi, c’è un collegamento con la depressione post parto, ma non è diretto. Hanno in comune la fragilità, la quale è umana (tutti lo siamo di più o di meno in vari momenti della vita) ma va riconosciuta e accettata.

Molte donne vengono sommerse dai doveri quando il bambino nasce, non riescono più ad avere un attimo di respiro. Scoprono che avevano idealizzato la maternità e che le cose non sono affatto come immaginavano. Purtroppo i film e i romanzi non aiutano, perché offrono immagini finte di quello che accade davvero.

Essere consapevoli del parto non aiuta solo a prevenire la depressione post-partum ma anche la sindrome di Medea. Saper anticipare il terremoto che avviene nella coppia e prevenire anche tutte le scosse di assestamento, sfruttandole a proprio vantaggio appunto per riassestare il rapporto, è di grande aiuto.

La sindrome di Medea può essere un possibile sfogo della depressione post partum, così come qualcosa di completamente estraneo e venuto fuori per via della rottura con il partner. A infierire spesso sono amici e parenti che invece di comprendere, puntano il dito contro la donna che non ha saputo tenere in piedi il rapporto. Gestire la rabbia della separazione è fondamentale.

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