L’accettazione di un figlio disabile

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Disabilità
Genitori con figli disabili

L’arrivo di un figlio, segna l’inizio di un nuovo percorso e di una trasformazione al tempo stesso. I cambiamenti interessano in primo luogo la coppia, che si trasforma ed evolve in qualcosa d’altro, affacciandosi ad un nuovo modo di intendersi e viversi, impegnata poi a dover gestire un nuovo nucleo familiare: la diade della coppia, si trasforma in una triade. L’unione coniugale, è spesso minata dalla nuova organizzazione del sistema familiare, dal cambiamento dei ritmi di vita, dai rapporti che interessano i componenti del nuovo nucleo familiare, che rinasce nuovamente, in tutti i sensi. Un figlio una disabilità, comporta un cambiamento ancor più radicale, perché innesca sia sul piano pragmatico che psichico, una serie di dinamiche ancor più complesse e spesso difficili da gestire.

Molti studi sulle dinamiche familiari, hanno appurato che la primaria difficoltà dei genitori di figli disabili si lega alla disabilità in senso stretto e alla sua natura: una disabilità motoria, comporta un impegno notevole di un genitore che deve caricarsi della mancata o parziale autonomia del proprio figlio; in termini di tempo, ad esempio, la disabilità motoria vedrà partecipe i genitori di attività come il bere, il mangiare, il lavarsi. La disabilità linguistica, invece, comporterà maggiori impegni sul piano comunicativo, influendo a volte nella capacità di relazionarsi. I ritardi mentali, comporteranno una costante assistenza dei genitori che dovranno imparare a gestire la patologia del proprio figlio imparando a comprendere le sue esigenze, le sue azioni, i suoi bisogni.

Le difficoltà effettive, rappresentano (spesso), l’ostacolo reale all’accettazione della disabilità del proprio figlio. E’ complicato accettare la disabilità, perché essa stessa rappresenta una situazione complessa anche in relazione alla società. I genitori devono ricostruire i rapporti interpersonali, dettati anche da dinamiche precise, quali l’approccio e le relazioni con gli altri. La scuola, ad esempio, è uno dei primi canali mediante il quale, si razionalizza la problematica: le difficoltà che potrebbe incontrare un bambino disabile rispetto al contesto classe, in relazione all’apprendimento, alle difficoltà motorie e ai limiti in generale che spesso diventano invalidanti, mettono anche i genitori in condizioni di dover fronteggiare la problematica.

Per favorire lo sviluppo e la crescita di un figlio disabile, e per facilitare l’accettazione della disabilità stessa, bisogna partire dalla comprensione del problema, che non corrisponde mai alla rassegnazione, ma piuttosto alla preoccupazione di garantire al proprio figlio quanto di meglio possa esserci per il suo benessere, per la sua formazione culturale, per la sua crescita, per i suoi rapporti interpersonali. Strutture di competenza, gestite da professionisti competenti, aiutano (sempre in relazione al tipo di disabilità), i genitori e i figli a costruire un percorso, a gestire i rapporti, a mirare ad obbiettivi alti e importanti, tenendo sempre presente i possibili ostacoli e limiti.

E’ una crescita, è un percorso, che include tutti i possibili membri del nucleo familiare, che punta a favorire il soggetto affetto da disabilità, ma mira nello stesso tempo, a favorire l’accettazione della stessa, da parte dei genitori.

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